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La nascita del nome "robot"

 

Il termine ROBOT “nacque” vicino a Praga nel 1920: fu introdotto dallo scrittore boemo Karel Capek che lo utilizzò nel suo dramma teatreale R.U.R. (Rossum’s Universal Robots).
Come sostiene Bruce Sterling «il Robot non è un’invenzione tecnica ma è un’invenzione drammaturgica, non è un congegno elettronico ma è una figura mitologica».

Rur

Capek derivò il termine “ROBOT” dal vocabolo ceco “ROBOTA” che significa “corvée” o “sfacchinata”. ROBOT rimanda anche alla parola russa “rabotat’” (che significa “lavorare”) da cui deriva “rabotjàga” ovvero “lavoratore instancabile”.

I robot immaginati da Capek, sono infatti andriodi creati appositamente per lavorare, creati esclusivamente per aiutare gli uomini nei compiti più faticosi e pesanti.

Sin dal dramma di Capek appare evidente che la creazione di queste macchine può portare ad importanti implicazioni etiche: come il Golem anche il robot ha natura di «Knecht», ossia di servo obbediente ma torvo e sornione, un servo che cova vendetta contro le avanìe dei padroni (del resto già in slavo antico “rob” significava “schiavo”).

Nel filmato che segue vedrete un brano tratto da R.U.R. recitato per le telecamere di Ciao Robot da Virginia Bianco e Antonio Carli

 
Chiudiamo con una strana coincidenza: il 1920 è l’anno in cui venne introdotta la parola robot ma è anche l’anno in cui nacque Isaac Asimov , lo scrittore di fantascienza che proprio ai robot dedicherà gran parte della sua opera.
 
 
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Le due immagini sono tratte dal dramma teatrale "R.U.R." scritto da Karel Capek. E' proprio in quest'opera che appare, per la prima volta, la parola robot.

 

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